“Cover boy” film attualissimo sui giovani emigrati o precari

15 marzo 2010

A basso costo e in digitale, ma di qualità, il film di Carmine Amoroso

“Cover boy”, film attualissimo
su giovani emigrati o precari

di ROBERTO NEPOTI

 

Per essere un film low-budget girato con telecamera digitale, Cover boy si comporta come un piccolo kolossal. Comincia con sequenze ambientate durante la caduta del regime di Ceausescu, quando il padre di Ioan, il protagonista, viene ucciso sotto gli occhi del bambino. È costellato di flashback che allargano il respiro della storia a una dimensione più corale e, insieme, intima. Rappresenta una delle (non molte) prove tangibili del fatto che il nostro cinema può uscire dall’asfittico circuito due-camere-e-cucina in cui tende ciclicamente a rinchiudersi.

La storia prosegue con Ioan che, cresciuto, arriva in Italia alla ricerca della proverbiale vita migliore. Non la trova, naturalmente: senza permesso di soggiorno, deve sfuggire ai controlli di polizia, lavare vetri, tirare la cinghia. Un suo connazionale vorrebbe introdurlo alla prostituzione, ma il ragazzo tutela sempre una sua, non negoziabile, dignità. Trova un amico, però: Michele, quarantenne di Lanciano emigrato a Roma e precario da sempre. Inizialmente l’italiano diffida, aggrappandosi ai pregiudizi sugli immigrati come ladri di lavoro; poi offre ospitalità al ragazzo, in cambio di un piccolo contributo alla pigione. I due si arrangiano come possono, mentre nasce un sogno: accumulare qualche risparmio e aprire insieme un ristorante sul delta del Danubio.

L’idea di migrazione alla rovescia, originale di per sé, trova ostacoli a catena. Michele perde anche il misero impiego da lavapavimenti; Ioan quello, in nero, da meccanico, che pure sa far bene. Un giorno Ioan conosce una fotografa, che lo porta a Milano per sfilate “fashion” di extracomunitari, lo introduce alla bella vita e gli dà soldi, con cui il ragazzo si compra la Mercedes d’occasione che vagheggiava. Sarà mica vero che gli extracomunitari (come dice un personaggio) stan meglio di noi? Ma neanche per sogno… La fotografa non vuol altro che sfruttare il corpo del ragazzo, nel proprio letto e nella pubblicità fintamente buonista. Frattanto Michele, di nuovo senza lavoro, s’è ridotto a offrire medagliette in piazza San Pietro.

Se il film sembra più grande del suo budget, è anche perché Carmine Amorso manovra il formato digitale HDV con un occhio non televisivo, ma cinematografico. Ne esce un’operina convincente, che racconta storie di solitudini (di Ioan e Michele, ma anche della loro padrona di casa, “amichevole partecipazione” di Luciana Littizzetto) mentre aggiorna, in chiave culturale italiana, il repertorio consolidato del film di strana-coppia. Fornendone una versione tantopiù personale, perché collocata su un preciso sfondo sociopolitico.

Non fa meraviglia che, tra i premi vinti in vari festival internazionali, Cover boy abbia ottenuto quello di miglior film al Festival Politico di Barcellona. Non lancia parole d’ordine né declamazioni, beninteso; e tuttavia il messaggio è forte e chiaro. Come testimoniano la voce di papa Ratzinger e quella di Sivio Berlusconi, in uno dei discorsi in cui (fino a qualche tempo fa) smentiva l’esistenza della crisi economica.

(Repubblica 21 marzo 2008)


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